Di tutti gli adempimenti che riguardano gli affitti brevi, la tassa di soggiorno è quello su cui è più difficile dare una risposta valida per tutti. Il motivo è semplice: non è una tassa nazionale.
È un'imposta comunale. Ogni Comune decide con proprio regolamento se applicarla, quanto far pagare, a chi, per quante notti, con quali esenzioni e con quali scadenze. Il risultato è che due appartamenti a venti chilometri di distanza possono avere regole completamente diverse.
Quello che segue non è quindi un elenco di importi — sarebbe inutile — ma il metodo per capire cosa vale nel tuo caso, e le regole generali che valgono ovunque.
Che cos'è e chi la paga
L'imposta di soggiorno è un tributo che i Comuni possono istituire a carico di chi pernotta nelle strutture ricettive del territorio. Il gettito è destinato al finanziamento di interventi in materia di turismo e servizi pubblici locali.
La distinzione che conta è questa:
| Ruolo | Chi | Cosa fa |
|---|---|---|
| Soggetto passivo | L'ospite | È chi effettivamente paga l'imposta |
| Responsabile del pagamento | Tu, che gestisci la struttura | Riscuoti dall'ospite, versi al Comune, presenti la dichiarazione |
La conseguenza pratica di questa distinzione: se l'ospite si rifiuta di pagare, il Comune non va a cercare l'ospite. Va a cercare te, perché sei il responsabile del pagamento. Per questo conviene indicare l'imposta chiaramente già nell'annuncio, e non scoprirla al momento del saldo.
Quanto si paga
L'importo è stabilito dal singolo Comune ed è generalmente espresso per persona e per notte. Le variabili che i regolamenti comunali usano più spesso sono quattro:
- Tipologia di struttura — molti Comuni differenziano tra alberghi per categoria, B&B, case vacanza e locazioni brevi
- Numero massimo di notti tassabili — l'imposta si applica quasi sempre fino a un tetto di notti consecutive, oltre il quale il soggiorno non è più soggetto
- Stagionalità — alcuni Comuni applicano importi diversi in alta e bassa stagione, o sospendono l'imposta in certi mesi
- Localizzazione — nei Comuni più grandi possono esistere zone con tariffe differenziate
Le esenzioni più comuni
Anche le esenzioni sono stabilite dal regolamento comunale, ma alcune categorie ricorrono in quasi tutti i testi:
- Minori al di sotto di una certa età, che varia sensibilmente da Comune a Comune
- Persone con disabilità e i loro accompagnatori
- Personale sanitario e forze dell'ordine in servizio
- Chi soggiorna per motivi di cura, proprio o di un familiare assistito
- Residenti nel Comune
- Autisti di pullman e accompagnatori turistici, entro certi rapporti numerici
Le esenzioni vanno documentate. Quasi tutti i regolamenti prevedono che l'ospite renda una dichiarazione, spesso su modulo predisposto dal Comune. Conservala: in caso di verifica, l'esenzione non dimostrata equivale a imposta non riscossa — e la differenza la paghi tu.
Come si versa
Le modalità di versamento sono definite dal Comune. Le più diffuse sono il bonifico sul conto di tesoreria, il modello F24 con codice tributo dedicato e il pagamento tramite piattaforma pagoPA.
Anche la periodicità cambia: alcuni Comuni chiedono un versamento trimestrale, altri quadrimestrale, altri annuale. Le scadenze sono nel regolamento, non nella normativa nazionale.
Un accorgimento che risparmia problemi: tieni le somme riscosse separate dai tuoi incassi. Non sono soldi tuoi — sono somme che stai custodendo per conto del Comune, e che dovrai versare integralmente.
La dichiarazione al Comune
Oltre al versamento, c'è un adempimento dichiarativo autonomo: la comunicazione periodica al Comune del numero di pernottamenti, degli importi riscossi e delle esenzioni applicate.
Il dettaglio che sfugge quasi a tutti: nella maggior parte dei regolamenti la dichiarazione va presentata anche quando non hai avuto ospiti, riportando importo pari a zero. Molti host se ne accorgono quando arriva il sollecito, e a quel punto la dichiarazione risulta comunque omessa.
Come trovare il regolamento del tuo Comune
Questo è il passaggio che fa la differenza, e vale la pena farlo una volta bene invece di cercare risposte generiche ogni volta.
- Parti dal sito istituzionale del Comune, non da un motore di ricerca generico. Cerca la sezione tributi, oppure direttamente imposta di soggiorno nel campo di ricerca interno del sito.
- Scarica il regolamento vigente in PDF. È il documento che fa fede, non la pagina riassuntiva. Controlla la data dell'ultima delibera di modifica: gli importi vengono aggiornati più spesso di quanto si pensi.
- Individua quattro informazioni e annotale dove le ritrovi: l'importo applicabile alla tua tipologia di struttura, il numero massimo di notti tassabili, l'elenco delle esenzioni con la relativa modulistica, e le scadenze di versamento e dichiarazione.
- Verifica se esiste un portale dedicato. Molti Comuni hanno piattaforme online per la dichiarazione e il pagamento, con credenziali da richiedere una tantum.
- Controlla se ci sono convenzioni con le piattaforme. In alcuni Comuni i portali di prenotazione riscuotono e versano direttamente l'imposta, ma non è la regola generale e non vale per tutte le piattaforme.
E se gestisci immobili in Comuni diversi?
Allora hai regolamenti diversi, scadenze diverse e probabilmente portali diversi. Non esiste una scorciatoia: l'unica cosa che aiuta davvero è tenere una tabella con una riga per Comune, che riporti importo, tetto di notti, scadenze e credenziali. Fatta una volta, ti risparmia la ricerca ogni trimestre.
In sintesi
La tassa di soggiorno la paga l'ospite ma la gestisci tu, e la responsabilità verso il Comune è interamente tua. Tutto il resto — importi, esenzioni, scadenze, modulistica — dipende dal regolamento comunale, che va letto una volta con attenzione invece di essere cercato di fretta ogni tre mesi.
Se stai mettendo in ordine tutti gli adempimenti, il quadro completo è nella checklist degli obblighi 2026. Per la parte fiscale vera e propria: la cedolare secca sugli affitti brevi.
Domande frequenti
Chi paga la tassa di soggiorno, l'host o l'ospite?
La paga l'ospite. Chi gestisce la struttura la riscuote al momento del soggiorno e la riversa al Comune, assumendo il ruolo di responsabile del pagamento dell'imposta previsto dalla normativa.
Quanto costa la tassa di soggiorno?
Dipende dal Comune. Ogni amministrazione stabilisce con proprio regolamento l'importo per persona e per notte, l'eventuale differenziazione per tipologia di struttura e il numero massimo di notti soggette a imposta. Non esiste una tariffa nazionale.
Devo fare la dichiarazione anche se non ho avuto ospiti?
Nella maggior parte dei regolamenti comunali sì: la dichiarazione periodica va presentata anche in assenza di incassi, riportando l'importo pari a zero. Verifica il regolamento del tuo Comune, perché le modalità e le scadenze cambiano.
Airbnb versa la tassa di soggiorno per me?
In alcuni Comuni le piattaforme hanno sottoscritto accordi che prevedono la riscossione e il versamento diretto; in molti altri no. Non darlo per scontato: verifica sul sito del tuo Comune se esiste una convenzione attiva e per quali piattaforme.
Articolo pubblicato il 13 luglio 2026 e aggiornato il 29 luglio 2026. Le informazioni normative sono a scopo divulgativo: per il tuo caso specifico verifica sempre con il tuo commercialista o con la Questura competente.